La tela di Maria Madre della Consolazione della chiesa Madre di Barrafranca
Sull'altare a sinistra del transetto della chiesa madre di Barrafranca campeggia la tela di Maria Madre della Consolazione (vd. fig. 1), o anche Consolatrice degli afflitti (in latino Mater Consolationis o Consolatrix afflictorum). Il titolo, presente nelle litanie lauretane di papa Sisto V, segue la seguente proposizione logica: Gesù è la consolazione del mondo e Maria è sua madre; la Vergine assistette e partecipò alla passione del figlio, patì per lui grandi sofferenze ma fu confortata dal Padre con la speranza della risurrezione e, consolata, può consolare ella stessa quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione. Tra i santi che ricevettero la consolazione di Maria vi furono San Tommaso d'Aquino (come prova della sua presenza e benevolenza, rafforzando il legame tra terra e cielo) e Santa Monica. La tela, di fatto, può anche essere detta della "Madonna della Cintura" e rappresenta Santa Monica e suo figlio Sant'Agostino che ricevono una cintura (o cintola) dalla Madonna e da Gesù bambino. Tale iconografia risponde alla tradizione, secondo la quale a Santa Monica, immersa nel dolore per la morte del marito e per la capricciosità del figlio (futuro Sant'Agostino), fu concessa una visione di Maria e del Bambino Gesù, che cercavano di offrirle conforto o consolazione. La Madonna porse una cintura di cuoio a Santa Monica con la preghiera di indossarla come ricordo continuo della sua presenza e quindi, come segno visibile di incoraggiamento. Da quel momento, Santa Monica indossò la cintura e, dopo la sua conversione, raccomandò anche al figlio di indossarla come segno della protezione costante di Maria. La cintura diventò, in seguito, il simbolo principale e comune per tutti coloro che seguono la regola di Agostino. Nella tela oltre a Santa Monica figura, dunque, anche Sant'Agostino rappresentato con un libro, simbolo della sua dottrina (è uno dei padri della Chiesa), il pastorale e la mitra (era vescovo di Ippona) e il saio agostiniano (vd. fig. 2). Il culto della Madre della Consolazione ricade il secondo sabato di settembre. A Torino si festeggia il 20 giugno e da trecento anni la Consolata è la patrona della città.
Questa tela assieme a quelle raffiguranti La Mercede, Il battesimo di Gesù con sant'Ignazio di Loyola e a Maria SS.ma della Purificazione fa parte del programma di difesa del culto mariano instaurato in seguito alla Controriforma: di fatto, la chiesa madre con i suoi altari fu impostata seguendo i culti della Controriforma: Sant'Ignazio e Sant'Agostino sono tra i principali alfieri di essa.
Ad oggi, si sa che per la prima volta la tela fu menzionata in una visita pastorale registrata in un documento del 1777, che è stato citato dal sacerdote Luigi Giunta [1] e scientificamente riportato nella tesi di laurea da Angelo Antonio Faraci [2]. Gaetano Vicari afferma che fu realizzato un restauro nel 2010 ad opera di Sonia Sutera di Enna. Tale lavoro ha evidenziato l'esistenza di un ripensamento da parte dell'autore: sotto la superficie pittorica fu trovato un secondo volto della Madonna (vd. figg. 3a e 3b) girato verso Santa Monica e con gli occhi leggermente e dolcemente socchiusi [3].
Nessuno degli storici ha finora attribuito questa tela a un pittore. Eppure in basso a destra, come è stato notato da Angelo Antonio Faraci, è visibile una parte della firma di Ludovico Suirech o Svirech (vd. fig. (4). L'artista di probabile origine d'Oltralpe, altrimenti noto come Svirech, residente a Catania, attivo in Sicilia sud - orientale tra il 1755 e il 1778, dalla personalità ancora poco definita. Tra i suoi allievi si ricorda il pittore Sebastiano Lo Monaco secondo lo storico Agostino Gallo. In particolare, è inconfondibile la particolare grafia della sua lettera "S". Ad ogni buon conto, si può anche notare la forte somiglianza dell'angelo che porge la cintola alla Madonna (vd. fig. 5) con l'angelo che Svirech dipinse nella tela di San Calogero di Caltanissetta (vd. fig. 6).
Fig. 3a
[1] Luigi Giunta, Cenni storici su Barrafranca, Tipografia Giardina, Canicattì 1987, p. 122. Tale edizione è una seconda ristampa dei cenni pubblicati nel 1928.
[2] Angelo Antonio Faraci, Il crocifisso della chiesa madre di Barrafranca. Analisi storico-artistica sui crocifissi in mistura di Sicilia tra XV e XVI secolo, tesi di laurea, Accademia delle Belle Arti di Catania, a.a. 2013-2014, relatrice Ornella Fazzina, p. 98. Il documento è riportato in copia a pag. 97 (doc. VI) e si trova conservato in ASDC, Sacre visite pastorali, Catania e Diocesi c. 96, f 60 pp.298-300 r. v.. In tale documento di legge: "visitavit altare Beata Maria Virginis a Consolatione".
[3] Gaetano Vicari, Guida alle principali chiese di Barrafranca e ai loro tesori nascosti con aggiornamenti ai giorni nostri, pubblicazione indipendente, II ed. 2019, p. 174. Ovviamente il pittore non dipinse una Madonna con due teste: la testa che fu coperta con delle nuvole dipinte è stata lasciata dalla restauratrice, per farne apprezzare la bellezza e per evidenziare il lavoro di progettazione del pittore.
Autore
Filippo Salvaggio
Ringraziamenti
Si ringrazia Angelo Antonio Faraci per il valido e importante apporto: è lui che ha riconosciuto la firma dello Svirech.


Commenti
Posta un commento