La tela della "Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola con sacra famiglia e Santi Anna e Gioacchino" - chiesa madre Barrafranca

Fig. 1
"Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola con sacra famiglia e Santi Anna e Gioacchino" presso la chiesa madre di Barrafranca

A metà della navata sinistra della chiesa madre di Barrafranca è custodita questa tela che dagli storici è definita di Sant'Anna (vd. fig. 1) [1]. Il parroco Luigi Giunta affermò che della tela vi era traccia nell'inventario del 1745. Di questa notizia, non ne abbiamo la certezza: leggendo la visita pastorale non troviamo traccia. Piuttosto, nell'inventario del 1777, si può leggere: "Visitavit altare Sancte Anne et decrevit in eo apponi consuetas tabellas ad usum sacrificii; quod donec factum non fuerit, eo altari uti amplius non licere" (Ha visitato l'altare di Sant'Anna e ha stabilito di porre su di esso le consuete tavole per il sacrificio -ossia per la messa- fin quando ciò non fosse stato fatto, non sarebbe più stato lecito usare quell'altare) [2]. 
Il messo del vescovo di Catania, in pratica, fece un sopralluogo presso l'altare di Sant'Anna e ordinò di apporre su di esso le usuali tavole liturgiche, altrimenti tale altare non si doveva usare. Giunta pensò, dunque, che sull'altare di Sant'Anna citato nel documento del 1777 (e non nel 1745) ci fosse la tela oggetto del presente studio. Non possiamo, tuttavia, essere certi di questa asserzione. Al livello iconografico, Sant'Anna è presente nel dipinto, ma è una figura piuttosto marginale. In verità, al centro dell'opera si stagliano Sant'Ignazio di Loyola, nel registro in basso e i gigli (attributo iconografico) e lo stendardo della sua Compagnia nel registro in alto. Il soggetto, dunque, è la consegna dello stendardo della Compagnia dei Gesuiti al suo fondatore, in parato da messa: Sant'Ignazio  (vd. figg. 2, 3 e 4). Opere dello stesso soggetto sono presenti nelle chiese dove vi è il culto del santo spagnolo (vd. figg. 4 e 5). L'iconografia della Madonna che consegna un vessillo (o stendardo, spesso con simboli mariani) a Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti, simboleggiando la missione e il mandato apostolico conferiti alla Compagnia di Gesù, come si può vedere nel dipinto della Cattedrale di Palermo e nelle opere legate alla sua canonizzazione presenti in altre chiese. Non è, insomma, un evento storico unico, ma un tema iconografico che celebra l'inizio dell'ordine. Una variante iconografica è quella secondo la quale a consegnare lo stendardo è Gesù Risorto (vd. fig. 6). In tal senso, si può già evidenziare un primo particolare originale: a consegnare lo stendardo nella tela barrese è, invece, Gesù Bambino. Che ci sia sta un ridipintura non è dato sapere: occorre un buon restauro. Si può solo notare che nel punto in cui il bambinello impugna lo stendardo ci sono dei pesanti ritocchi (vd. fig. 7). 
Sempre a livello iconografico si può inoltre notare che rispetto alle altre tele, la consegna avviene tra i santi della famiglia di Gesù: in pratica abbiamo la presenza della Sacra Famiglia e dei Santi Gioachino e Anna (nonni materni di Cristo). Per questa ragione un simile ibrido iconografico è possibile intitolarlo: "Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola con sacra famiglia e Santi Anna e Gioacchino". 

Sant'Ignazio di Loyola, del resto, venerava e promuoveva la devozione alla Sacra Famiglia, considerandola modello di vita cristiana. La sua spiritualità si basava sia sulla ricerca della "Gloria di Dio" (Ad Maiorem Dei Gloriam) sia sulla contemplazione delle vite di Gesù e dei santi, inclusa la Sacra Famiglia, come modelli di virtù. Per Sant'Ignazio e i Gesuiti, la Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe rappresentava l'ideale di vita di umiltà, obbedienza e amore che ogni cristiano, e specialmente un religioso, doveva seguire. La devozione alla Sacra Famiglia si inserisce, dunque, nel contesto più ampio della sua vita di preghiera e dei suoi scritti (come gli Esercizi Spirituali), che invitano alla contemplazione dei misteri della vita di Cristo, inclusa la sua infanzia. Esistono, in tal senso, anche delle medagliette devozionale sul cui verso c'è la Santa Famiglia.

Se si portano in essere queste considerazioni, è naturale chiedersi come mai la tela della chiesa madre di Barrafranca è stata denominata di Sant'Anna? Altra domanda: nell'altare di Sant'Anna che visitò il messo del vescovo c'era questa tela o una monografica su Sant'Anna. Nella seconda ipotesi, fine ha fatto la tela di Sant'Anna? Questa tela di Sant'Ignazio apparteneva forse a un'altra chiesa, ad esempio San Giuseppe? Può darsi che la pittura della Santa Famiglia annotata nell'inventario della chiesa di San Giuseppe del 1745 citato dal parroco Giunta sia proprio questa che oggi si trova nella chiesa madre [3]. Risulta più logico che il soggetto sia letto come una Santa Famiglia e che è più consono al culto principale della chiesa di San Giuseppe. Ad ogni buon conto, non è attestata al momento la presenza dei Gesuiti a Barrafranca e potrebbe anche darsi che la figura di Sant'Ignazio con il suo stendardo sia stata aggiunta in un secondo momento. Nell'insieme, tale inserimento provoca molta ressa.

L'autore risulta essere ignoto. Vicari ipotizza che sia stato un certo Salvatore Spina [4]. Si potrebbe tentare però un'attribuzione: cerchia o bottega di Vincenzo Roggeri. Non sembra essere di mano del maestro nisseno, in quanto non vi è molta maestria. Nella fattispecie, una composizione simile si può osservare nella "Sacra famiglia con i Santi Anna e Gioacchino", che si trova nella chiesa Maria SS. della Grazia a Caltanissetta e nell'"Adorazione dei pastori" che si trova nel museo diocesano della stessa città (vd. figg. 8 e 9). La prima è  molto più simile per composizione: in evidenza, però, c'è Sant'Anna, in quanto regge il bambinello. Sembra che il punto di partenza per il disegno sia stato questo quadro cui furono aggiunti Sant'Ignazio e lo stendardo, affollando un po' la scena, sorta di adorazione di Gesù bambino. Si può auspicare che le ricerche d'archivio, specie in quello della Diocesi di Catania possano indicare con precisione l'autore.


Fig. 2
"Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola" presso la chiesa madre di Barrafranca, particolare della consegna dello stendardo

Fig. 3
"Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola" presso la chiesa madre di Barrafranca, particolare di Sant'Ignazio


Fig. 4
"Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola" presso la chiesa madre di Barrafranca, particolare dello stendardo e dei gigli

Fig. 4
Pietro Novelli, "La madonna consegna il vessillo a Sant'Ignazio", cappella di Sant'Ignazio presso la Cattedrale di Palermo

Fig. 5
La Madonna consegna il vessillo a Sant'Ignazio, Adrano

Fig. 6
Andrea Pozzo, "Gesù risorto consegna il vessillo a Sant'Ignazio di Loyola", chiesa del Gesù, cappella di Sant'Ignazio, Roma 

Fig. 7
"Consegna dello stendardo missionario a Sant'Ignazio di Loyola" presso la chiesa madre di Barrafranca, particolare di Gesù che impugna lo stendardo


Fig. 8
Vincenzo Roggeri, "Sacra famiglia con i Santi Anna e Gioacchino", Caltanissetta, chiesa Maria SS. della Grazia

Fig. 9
Vincenzo Roggeri, "Adorazione dei pastori", Caltanissetta, Museo diocesano 

 


Note

[1] Luigi Giunta, Cenni storici su BarrafrancaTipografia Giardina, Canicattì 1987, p. 122. Tale edizione è una seconda ristampa dei cenni pubblicati nel 1928.

Gaetano Vicari, Guida alle principali chiese di Barrafranca e ai loro tesori nascosti con aggiornamenti ai giorni nostri, pubblicazione indipendente, II ed. 2019, p. 176. In quest'opera si legge che la tela fu consolidata e pulita da Grazia Marchì nel 2002.

[2] Angelo Antonio Faraci, Il crocifisso della chiesa madre di Barrafranca. Analisi storico-artistica sui crocifissi in mistura di Sicilia tra XV e XVI secolo, tesi di laurea, Accademia delle Belle Arti di Catania, a.a. 2013-2014, relatrice Ornella Fazzina, p. 98. Il documento è riportato in copia a pag. 97 (doc. VI) e si trova conservato  in ASDC, Sacre visite pastorali, Catania e Diocesi c. 96, f 60 pp.298-300 r. v.. 

[3] Giunta, op. cit. pag. 131.

[4] Gaetano Vicari, Guida alle principali chiese di Barrafranca e ai loro tesori nascosti con aggiornamenti ai giorni nostri, pubblicazione indipendente, II ed. 2019 aggiornata, p. 64. Del pittore Salvatore Spina non si hanno notizie. Si conosce un pittore di nome Giuseppe Spina che operò soprattutto a Licata (1790- 1861).


Autore 

Filippo Salvaggio



Ringraziamenti

    Si ringrazia Angelo Antonio Faraci per il valido e importante apporto.






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